Referendum sull’autonomia

In pillole

Referendum

1. PER COSA SI VOTA
Si vota per poter gestire direttamente in Regione, come previsto dall’articolo 116 della Costituzione italiana, più competenze e le relative risorse per erogare servizi migliori in Lombardia. Competenze di grande importanza legate ad ambiente, istruzione, imprese, ricerca e innovazione, beni culturali, salute e tanto altro.

2. SE VINCE IL SÌ
Regione Lombardia, in cambio delle risorse necessarie, gestirà direttamente una serie di competenze oggi in capo allo Stato. Una gestione migliore permetterà di avere più risparmi che potranno essere di nuovo utilizzati per le esigenze dei cittadini residenti in Lombardia.

3. CHI SI È SCHIERATO PER IL SÌ
Si sono già espressi a favore del SÌ:
Comitato dei sindaci del Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Lista Maroni Presidente, Lombardia Popolare, Movimento 5 Stelle, Partito Pensionati.

4. PERCHÈ È IMPORTANTE VOTARE SÌ
Il voto è sempre utile alla democrazia.
Una grande partecipazione popolare e la vittoria del Sì garantiranno alla Lombardia la legittimazione e la forza necessarie ad ottenere più competenze e le relative risorse.

5. CHI, COME E QUANDO SI VOTA
Possono partecipare al referendum tutti i cittadini italiani maggiorenni residenti in Lombardia.
Per votare è necessario recarsi al proprio seggio elettorale con un documento di identità valido.
Le urne saranno aperte domenica 22 ottobre 2017 dalle ore 7:00 alle ore 23:00.
Per la prima volta in Italia si utilizzerà il voto elettronico, quindi al seggio niente matite, ma un nuovo sistema semplice e chiaro.

Domande e risposte

Referendum

Perché è lo strumento principe della democrazia per dare voce ai cittadini tanto più su un tema così importante.

Regione Lombardia, per contenere i costi, ha più volte chiesto al governo l’abbinamento del referendum con altre consultazioni elettorali (amministrative, politiche..), ottenendo purtroppo solo risposte negative. Ha quindi deciso di procedere comunque perché esercitare la democrazia per conoscere la volontà dei cittadini non può essere considerato un costo. Regione Lombardia ha deciso di investire per l’acquisto dei computer necessari per lo svolgimento del referendum con voto elettronico che verranno poi destinati alle scuole per supportare l’attività di insegnamento e didattica e che potranno essere riutilizzati in futuro per altre consultazioni.

No, questo referendum affronta il tema del “Regionalismo differenziato”, trattato nell’articolo 116 della Costituzione italiana, ovvero la possibilità di gestire direttamente le risorse che lo Stato già spende in trasferimenti e servizi per le Regioni. In pratica si vanno a premiare le regioni in equilibrio di bilancio riconoscendogli competenze aggiuntive accompagnate da adeguate risorse, così da valorizzare le vocazioni e le specificità di ciascun territorio.

Da quello che oggi è definito il ‘modello Lombardia’, un’insieme di buone pratiche che permette di essere più efficienti ed efficaci nella gestione delle risorse. Moody’s, una delle principali agenzie di rating, assegna alla Regione Lombardia un rating molto positivo: BAA1, il più alto di tutte le regioni italiane e addirittura più alto dello stesso Stato italiano evidenziando un quadro macroeconomico regionale forte e diversificato, oltre che una buona flessibilità fiscale e un’efficiente gestione del comparto sanitario. Regione Lombardia paga i suoi fornitori nel tempo record di 24 giorni, ben al di sotto della media italiana che è di 40 giorni. Il costo del personale in Lombardia attualmente pesa 19,8 euro contro una media, solo per le Regioni a Statuto ordinario, di quasi 44 euro, ben oltre il doppio della nostra regione! Dal 2012 ad oggi gli stipendi dei Consiglieri regionali lombardi sono diminuiti del 25% e i contributi ai gruppi politici dell’87%. Nel 2016 Il Consiglio regionale lombardo è costato 2,48 euro per ogni cittadino, classificandosi come il meno costoso tra tutti gli enti pubblici. Il rapporto “numero dipendenti pubblici per numero abitanti” in Lombardia è del 4,02% contro la media italiana del 5,18%. Ecco da dove arriveranno le nuove risorse, da una gestione migliore.

La Costituzione prevede come unico strumento la possibile indire un referendum consultivo su questa materia. In ogni caso anche il referendum sulla Brexit era consultivo, eppure sta cambiando le sorti del Regno Unito e di un intero Continente. Allo stesso modo il referendum del 22 ottobre può cambiare in meglio l’attuale sistema.

No, è il referendum di TUTTI i cittadini che abitano e lavorano in Lombardia. La richiesta di indizione del referendum, infatti, è stata votata sia della maggioranza che da una parte dell’opposizione in Consiglio regionale. A favore del SI si sono già espressi Forza Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico.

No. In questo tipo di referendum (consultivo) non è previsto un quorum, cioè un numero minimo di votanti affinché il referendum sia ritenuto valido.

Regione Lombardia ha ritenuto fondamentale consultare i propri cittadini con un referendum consultivo. Se voteranno per il SI milioni di cittadini la richiesta acquisterà un peso determinante e lo Stato non potrà ignorare la volontà dei propri cittadini proprio come successo in Gran Bretagna sul tema Brexit. Inoltre nel 2007 Regione Lombardia – e anche il Veneto e la Toscana e prima ancora nel 2004 il Piemonte – aveva già provato ad avviare una trattativa con il governo centrale senza però ottenere alcun risultato concreto.

CHI SIAMO

Il comitato apartitico Sì più Lombardia ha come scopo quello di fornire ai cittadini tutte le informazioni necessarie riguardo al “Referendum sull’autonomia della Regione Lombardia” e spiegare in modo chiaro e semplice le ragioni a supporto del SÌ.

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